Vescovo

Il ricordo su Avvenire

Il quotidiano “Avvenire”, di cui monsignor Barabino fu presidente per diversi anni, ha riportato con grande attenzione la notizia della morte e delle esequie di del vescovo emerito, soprattutto nell’edizioni di oggi.

Chi desiderasse avere la copia può telefonare in curia da domani al numero 0184/505757.

Riportimo l’articolo di oggi sulla pagina di “Catholica”

“Monsignor Giacomo Barabino, dopo la morte della sua amata sorella Miretta, che lo aveva seguito in tutti i suoi anni di ministero episcopale, aveva deciso di trascorrere il suo ultimo tratto di vita nel seminario «Pio XI» di Bordighera, ritornando a vivere lì da dove, neo eletto vescovo di Ventimiglia – San Remo, aveva mosso i primi passi del suo impegno: era marzo del 1989. Il padre, il maestro e l’amico – così come lo ha definito il cadinale Angelo Bagnasco nell’omelia della celebrazione esequiale di ieri mattina in cattedrale di Ventimiglia – dopo essersi spento, consumato dalla malattia a «Casa Rachele Zitromiski» di Vallecrosia, è tornato nella cappella del seminario, per essere vegliato dai seminaristi e dalle suore di Santa Marta.

La comunità vocazionale della nostra diocesi è stata al centro di questi giorni per accogliere, i familiari, i sacerdoti, i fedeli e gli amici, che si sono recati per pregare e per ritrovare quella pace che il contatto con il vescovo emerito suscitava.

Nel saluto di introduzione alla celebrazione di stamattina che ha visto presenti ben dodici vescovi, monsignor Antonio Suetta ha richiamato il significato di questo evento. «Questa gremita assemblea eucaristica manifesta la Chiesa di Ventimiglia – San Remo, che spiritualmente qui tutta presente, unita in un momento di grande dolore, professa la sua fede nella vita eterna e nella risurrezione dei morti e rende grazie al Signore per il dono del ministero episcopale di Mons. Giacomo Barabino, mentre gli porge l’ultimo saluto e lo affida nella preghiera alla misericordia di Dio».

Il cardinale Bagnasco ha delineato la figura del presule scomparso, cogliendo il suo tratto di semplice dignità, che non indulgeva al culto dell’immagine, ma rispondeva con naturalezza al rispetto degli altri – popolo e istituzioni – riconoscendo in ogni persona un miracolo di Dio e nelle situazioni i frammenti sempre presenti del bene. La sapienza del cuore, promessa alle anime limpide affidate al Signore, lo accompagnava e lo rendeva capace di intuire, discernere, sciogliere nodi, creare relazione.

Commovente la folla di persone, tra cui non cristiani e non credenti, presente per salutare chi aveva portato con la sua ferma dolcezza il buon profumo di Cristo senza mai deroghe alla verità.

Il vuoto lasciato da monsignor Barabino in seminario si sta colmando: i quattordici ragazzi della comunità da oggi saranno impegnati ad accogliere venti rifugiati, che il prefetto al termine delle esequie di ieri a chiesto al vescovo di ricevere in diocesi.

Il bene seminato si moltiplica”.