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Intervista al neo direttore della Caritas

Il primo luglio 2020 il vescovo diocesano Antonio Suetta ha nominato il nuovo direttore della caritas diocesana nella persona di don Angelo Di Lorenzo, già economo diocesano e vicario episcopale per l’area amministrativa. Contestualmente è avvenuto anche il cambio di sede dell’ufficio della caritas ora presso i locali della curia diocesana.

Questi avvicendamenti intendono unificare nell’unica struttura della curia tutti i servizi e gli uffici, compreso quello della carità che è sicuramente uno dei più importanti per la comunità cristiana, come ci spiega il nuovo direttore che ha rilasciato queste dichiarazioni ad inizio e programma del suo nuovo incarico. <Non avevo immaginato che un giorno mi sarei occupato della caritas diocesana. A dire il vero non avevo pensato a nessuno degli incarichi che mi sono stati affidati negli ultimi anni. Ho ricevuto la richiesta del vescovo, ne abbiamo discusso a lungo, ho dato la mia disponibilità e ho ricevuto l’incarico>. E descrivendo nello specifico il mandato ricevuto sottolinea: <L’idea che il vescovo mi chiama a realizzare è far emergere che la caritas è anzitutto un ufficio pastorale prima che operativo. Per questo si è pensato anche di farlo tornare nella sede più adatta per interfacciarsi con tutti gli altri, quella della curia. Essere un ufficio pastorale però non vuol dire che per questo non abbia contatti con il territorio, anzi. Dal momento in cui prende la nuova sede inizia anche il mio giro per la diocesi, in tutte le parrocchie, per conoscere quali sono le realtà in essere: al di là degli enti che già collaborano con noi.>

Don Angelo parla delle associazioni e delle realtà assistenziali che da anni svolgono un prezioso servizio di cui la Caritas vuole essere il sostegno per il loro agire concreto: <I più conosciuti sono di certo il centro ascolto di Ventimiglia e quello di Sanremo, ma ce ne sono anche altri come “Primo Fiore” che ogni giorno offre da mangiare agli indigenti, oppure la “Casa della Vita”, solo per citarne alcuni che si intende favorire nel lavorare insieme realizzando la consulta della caritas.>

Oltre a questi orientamenti generali che dovranno essere realizzati nei prossimi tempi ci sono già alcuni fascicoli sul tavolo del nuovo direttore incaricato: <Nelle prime istanze è ovvio doversi occupare della questione migranti che a Ventimiglia sta ritornando ad assumere dimensioni importanti che ci portando a monitorare sul problema e ad intervenire in maniere sussidiaria> E su questo aspetto don Di Lorenzo ha le idee chiare: <Attenzione però che non è possibile ipotizzare che la caritas si sostituisca allo stato. Da parte nostra ci sarà sempre la disponibilità ad agire in situazioni di emergenza e di urgenza ma non abbiamo le forze e i mezzi, non solo in termini di strutture e volontati ma anche dei necessari adempimenti legali, per caricarci di tutta la questione. E’ necessario anzitutto che lo stato faccia la sua parte e allora potrà contare sul nostro sicuro appoggio> E’ evidente il riferimento al campo del parco Roja della Croce Rossa attualmente chiuso per disposizione del prefetto a seguito dell’emergenza da coronavirus: <auspico che arrivino le autorizzazioni per riaprire di nuovo questo essenziale presidio che ha una disponibilità di 600 posti e attualmente ne vede occupati solo un centinaio. C’è stata una visita di una delegazione del ministero che spero porti risultati positivi nel senso della riapertura> E rimarca un senso di concretezza nei rapporti con la cosa pubblica: <Voglio in questi mesi mettermi in ascolto e imparare il mestiere, per dirla con una battuta.

La mia esperienza in ambito di carità è che lo stato non può dire di volerti aiutare ma poi ritardare i fondi o non variare prontamente i parametri in caso di emergenze: in questo momento la crisi investe anche gli enti e non possiamo essere lasciati soli.> La conclusione la affida ad una provvidenziale chiusura del cerchio nella sua vita da prete: <Sono andato anni fa in missione sperando di aiutare realtà di paesi poveri. Adesso trovo quel mondo approdare in casa nostra e mi sembra che il Signore voglia indicarmi di continuare quella stessa strada”.

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