Vescovo

La lectio divina

Il racconto evangelico di Matteo sulla zizzania offre lo spunto per la riflessione della lectio divina che il vescovo Antonio Suetta ha tenuto nella chiesa dell’Immacolata lo scorso venerdì, in una cornice suggestiva: mentre un braciere spande nella navata una nube profumata d’incenso: segno del buon profumo di Cristo che ogni cristiano è chiamato a essere. L’incontro è animato dai mini-barellieri e dalle mini-dame che prestano il loro servizio con gli ammalati a Lourdes. «Ci ritroviamo nella condizione dei discepoli che chiedono a Gesù – dice monsignor Suetta ai presenti iniziando la meditazione – di essere guidati a comprendere la sua Parola». Il messaggio della parabola viene da lontano: è il problema del male. «Chi fa il bene si scontra con il problema del male. Realtà che tutti viviamo: soprattutto quando lo scopriamo dentro di noi. C’è il seme buono e quello cattivo, il seminatore buono e quello cattivo; la storia umana si presenta come un campo di lotta fra il bene ed il male. Noi vorremmo incontrare solo il bene». «La parabola – sottolinea il vescovo – ci dice, e lo sperimentiamo, che il male c’è. E non viene da Dio. Il cuore più profondo dell’insegnamento di Gesù è questo: che proprio nel male Lui usa misericordia. Nel mio male io, paradossalmente, capisco. Esso diventa il luogo più profondo in cui sperimento il suo perdono, la sua misericordia. Ricorda San Paolo: “Dove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia». «La parabola è un invito per noi che – nella nostra vita – sperimentiamo il male, noi che facciamo il male». Se questo viene in modo subdolo ad opera del nemico spesso è frutto del nostro «sonno». Per questo Gesù ci invita alla vigilanza: per evitare che, ingannandoci, si insinui nella nostra vita”. Il collegamento con la creazione svela l’importanza della Parola di Dio: «Infatti l’uomo è chiamato a diventare la Parola che ascolta». I due semi rappresentano questo: la possibilità di diventare bene o male. Se il male si presenta sempre come desiderabile è anche vero che il male è sempre menzogna. La sorpresa dei servi che vedono la zizzania nel campo di Dio è uguale alla nostra che spesso contestiamo l’«impotenza» di Dio di fronte al male. Non c’è una spiegazione. «Noi contempliamo l’agnello di Dio che si addossa il peso del peccato. Anche Dio sembra non dare una risposta razionale a questa domanda. Noi vorremmo sradicare il male. Ma quale è la logica quando al male (pensiamo alla guerra) rispondiamo con un altro. identico male? Non è questa la logica di Dio». Capiamo quindi che «il male è il luogo del perdono di Dio. Se infatti tu affronti il male con amore e misericordia, lo vinci». «Quello che mi è piaciuto tantissimo – conclude il vescovo – è l’invito che Gesù fa ai servi dicendo di “lasciare” che crescano insieme. Un verbo che nell’originale significa anche perdonare. Impariamo quindi ad affidarci alla forza dell’amore. C’è un fuoco che brucia la zizzania ed è quello che rappresenta la triste possibilità di essere fuori dall’amore di Dio. Ma c’è un altro fuoco che purifica: quando siamo capaci di riconoscere il male e di lasciarci guarire da Dio. Siamo disponibili a fidarci di Dio?».

Sanremo, 6 novembre 2016