Vescovo

Lectio Divina di Aprile

Continuano per la diocesi, con grande partecipazione di fedeli, le serate di preghiera mensili nella forma della Lectio Divina tenute dal vescovo Antonio Suetta a commento e meditazione delle parabole evangeliche del Regno. La serata di venerdì 7 aprile è stata connotata dalla vicinanza della Settimana Santa proponendo anche un momento di venerazione della croce portata dai giovani dell’equipe di pastorale giovanile alla vigilia della loro GMG diocesana, accompagnati dalla figura di San Francesco che proprio sull’invito di prendere la propria croce avvertì la fiamma della conversione e sempre davanti al crocifisso udì l’invito del Signore ad andare a ricostruire la sua casa.

Il brano evangelico proposto per la preghiera è stata la parabola dei vignaioli omicidi raccontata in Marco 12. Una introduzione ai misteri della passione, morte e risurrezione del Cristo che la liturgia ci inviterà a rivivere – ha indirizzato alla riflessione il vescovo – dove vediamo due tipologie di personaggi: i vignaioli, che seguono solo a parole la volontà di Dio, e i testimoni inviati dal padrone che vengono uccisi e accettano questa fine pur di rimanere fedeli al loro signore. La vigna è incapace di produrre frutti, come già denunciava Isaia in riferimento al popolo della prima alleanza, coltivata dal senso di presunzione dei suoi vignaioli. Il riferimento arriva a Cristo che vuole invece far fruttare la vigna del Padre. Un secondo riferimento riguarda la Chiesa – continua Suetta – che è amministratrice e custode dei doni di Dio; il vecchio adagio che ci ricorda che “fuori della Chiesa non c’è salvezza” pone in evidenza gli eccezionali strumenti di grazia che ad essa sono affidati e attraverso i quali è possibile la realtà salvifica per tutti gli uomini.

Questo ci mette davanti alla responsabilità a cui noi siamo chiamati, di non rendere infruttuosa la grazia lasciando l’umanità tutta un terreno sterile privata dei doni di Dio. La vigna è affidata dal padrone ai vignaioli perchè gli portino al tempo giusto i frutti: la cooperazione umana che vede nell’Incarnazione Dio correre verso l’uomo e che aspetta la risposta dell’uomo ad essere un vignaiolo che produce frutti per se e per i suoi fratelli. Per dirla con Agostino – conclude il vescovo – ““Dio, che ti ha creato senza di te, non può salvarti senza di te””