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Omelia per l’Ordinazione Diaconale di Filippo Uke

Sanremo – Parrocchia Santa Maria degli Angeli

25 gennaio 2020

Confratelli Presbiteri e Diaconi, cari Fedeli,

una straordinaria occasione di gioia ci vede ora raccolti per ricevere un dono che il Signore fa a questa Chiesa particolare di Ventimiglia – San Remo e a tutto il suo popolo: il nostro fratello Filippo viene ordinato diacono, consacrato per l’imposizione della mani e la preghiera del Vescovo, conformato a Cristo servo “non per il sacerdozio ma per il servizio” (LG 29), come ricorda il Concilio Vaticano II riprendendo l’antica Tradizione Apostolica di Ippolito.

            L’affermazione potrebbe apparire una limitazione e invece rappresenta una speciale prospettiva, dalla quale, passando attraverso la contemplazione del sacerdozio di Cristo, possiamo meglio comprendere e vivere il senso del ministero ordinato.

            Vero è che Filippo, dopo un congruo tempo di servizio diaconale, verrà – a Dio piacendo –  ordinato presbitero, ma è ancor più vero e ancor più importante sottolineare il fatto che rimarrà per sempre diacono per quello che oggi accade nella sua vita e per uno stile, che non dovrà mai dismettere.

            Sulle orme di Cristo “il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini, … che umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Fil 2, 6-8), anche Filippo oggi si consegna alla causa del Regno entrando per la porta del servizio.

            Carissimo Filippo, d’ora in avanti cerca la vera gioia e la vera dignità nella consapevolezza e nella testimonianza costante di essere, secondo le parole del Signore, un “servo inutile” (cfr. Lc 17,10), non nel significato del “buono a nulla” o del “cialtrone”, ma nell’attitudine decisiva dell’essere “senza pretese”: soltanto consegnando tutto te stesso e rinunciando anche a importanti ricchezze della vita conseguirai il possesso del vero tesoro, su cui hai posato irresistibilmente il tuo sguardo e al quale hai ormai legato il cuore.

            Servo inutile significa che non sei qui per un compenso, anzi sei certo che, avendo tutto ricevuto per grazia, soltanto offrendo gratuitamente te stesso al Signore e ai fratelli potrai restare dentro quella corrente di forza e di sapienza, per cui la vita viene sottratta alle asfittiche logiche del dare e avere per collocarsi più autenticamente nella lode e nel rendimento di grazie, per sempre e per tutto.

            Se nel tuo cuore restassero segni o ferite di qualche congiuntura difficile del tuo passato e del paese, dal quale provieni, come la povertà, la persecuzione o altri disagi, non vergognartene mai e non nasconderli, al contrario vanne fiero! Sono i tuoi connotati e le tue radici, sono i misteriosi modi con cui Dio ti ha preparato per la missione, che, fino in fondo, soltanto Egli conosce. Non tradire mai questa tua storia e non pretendere mai di diventarne padrone, e neppure il gestore: resta con l’atteggiamento profondo del cuore un “precario” della vita lasciandoti guidare da Chi, tra  tanti, ha mirato e conquistato il tuo cuore.

            L’ordinazione diaconale farà di te l’uomo della Parola, come significativamente mostrerà la solenne consegna del libro dei Vangeli, ed è così bello che tu sia ordinato nel contesto liturgico della prima Domenica della Parola, istituita da Papa Francesco.

            Attraverso la preghiera e la lettura sistematica della Parola di Dio fanne il nutrimento della tua vita di fede affinché tutto del suo servizio – giudizi, parole e gesti –  sia riconducibile soltanto ad essa. Sia vero anche per te quello che si dice di San Domenico: “o parlava con Dio o parlava di Dio”. Così si legge nella storia dell’Ordine dei Predicatori: “V’era il lui un’ammirabile inalterabilità di carattere, che si turbava solo per solidarietà con il dolore altrui. E poiché il cuore gioioso rende sereno il volto, tradiva la placida compostezza dell’uomo interiore con la bontà esterna e la giovialità dell’aspetto. Si dimostrava dappertutto uomo secondo il Vangelo, nelle parole e nelle opere. Durante il giorno nessuno era più socievole, nessuno più affabile con i fratelli e con gli altri. Di notte nessuno era più assiduo e più impegnato nel vegliare e pregare. Era assai parco di parole e, se apriva la bocca, era o per parlare con Dio nella preghiera o per parlare di Dio. Questa era la norma che seguiva e questa pure raccomandava ai fratelli”.

            Carissimo Filippo, affinché tu possa accogliere questo grande dono di Dio e lo possa condividere con i fratelli, il Signore nella sua bontà aggiunge un’altra straordinaria grazia: il celibato.

Fra poco, prima di essere consacrato diacono, tu prometterai, rispondendo ad una specialissima storia d’amore, che da oggi il tuo cuore sarà tutto e soltanto di Dio. Dirai al Signore che lo seguirai e lo amerai per sempre con tutto il tuo cuore e che con lo stesso cuore, indiviso, amerai i tuoi fratelli, secondo il suo comando: “Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi” (Gv 13,15). Non avrai moglie e non avrai figli, non avrai una tua casa e non avrai un tuo lavoro, non avrai un tuo progetto di vita e non avrai un tuo obbiettivo da perseguire; e quanto più capirai che tutto ciò non è perdere o avere di meno, ma è piuttosto possedere la vera e sola ricchezza, tanto più sarai tu stesso annuncio per gli altri e troverai la gioia vera: il Signore si procura così non degli esperti di questioni religiose, ma più efficacemente dei testimoni che dicano, con i fatti, che si può ed è bello vivere secondo il Vangelo.

Ama il tuo Vescovo, i Confratelli, i fratelli nella fede e tutti coloro che incontrerai sul tuo cammino, ama i piccoli e i poveri e sarai ricambiato a tua volta; sarà questa la tua vera famiglia, moltiplicata secondo la promessa del Signore, sarà la grazia della fraternità, spettacolo di bene in un mondo sempre più intristito dall’indifferenza e lacerato da divisioni, sarà il modo concreto di accogliere da Gesù stesso il dono della vera pace “non come la da il mondo” (Gv 14, 27).

Fa strano citare Nietzsche in un’omelia, ma egli, nella sua lucida pazzia, ha quasi profetizzato dicendo così: “Sono forse i vantaggi del nostro tempo che portano con sé una temporanea sottovalutazione della vita contemplativa… ma gli uomini saranno assaliti da una smania di raccoglimento e di concentrazione senza precedenti, una volta che si saranno stancati della fretta moderna”.

Caro Filippo, accogli con gioia la scommessa di Dio che ti ha voluto dissetare alla sua fonte non per estinguere la tua sete, ma piuttosto per renderla incandescente chiedendoti di essere a tua volta una fontana di acqua fresca e buona per tutti; sentiti preteso e reclamato da questo popolo, al quale oggi il Signore ti manda, specialmente dai più bisognosi di luce e dai più smarriti, non dimenticare che tutta la tua vita, gioiosa e bella, dovrà essere limpida risposta ad una incessante domanda di senso e di salvezza: “Sentinella, quanto resta della notte?” (Is 21, 11).

+ Antonio Suetta, vescovo di Ventimiglia – San Remo

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