Sacerdoti

“Operazione Sarajevo” compiuta.

Sono rientrati nella notte di giovedì il gruppo dei “preti giovani” con il vescovo mons. Suetta dal pellegrinaggio in terra bosniaca proposta come inizio dell’anno di questo gruppo diocesano che ha come scopo di unire i giovani preti nel presbiterio e di condividere tempi di amicizia fraterna oltre ad una formazione periodica, utile e necessaria nei primi anni di ordinazione.

L’arrivo a Sarajevo è stato caratterizzato dalla calorosa accoglienza del nunzio apostolico mons. Luigi Pezzuto che ha presieduto la santa messa nella cattedrale per poi vivere un momento di fraterna condivisione presso la Nunziatura per descrive l’attuale situazione, non facile, della Chiesa Cattolica locale in un territorio ormai dove la presenza mussulmana supera il 50% della popolazione. Il giorno seguente, dopo la visita della città di Sarajevo specialmente sul lato religioso (cattedrale cattolica e ortodossa, moschea e sinagoga), nel pomeriggio, nella cittadina di Novi Travnik, si è incontrato il card. Vinko Puljic (ad un ritiro spirituale con gli oltre 30 seminaristi della diocesi bosniaca in preparazione del nuovo anno accademico). Un vescovo tenace che fin dall’inizio del conflitto nella scacchiera dell’ex Jugoslavia si è prodigato per mantenere viva la fede cristiana e non abbandonare la città assediata da cecchini e conflitti armati cruenti. Don Thomas Toffetti racconta questo incontro molto edificante per tutti: «L’esperienza vissuta dal Cardinale sotto la città bombardata dice la tempra di uomo di Dio che, senza far rumore è un testimone autentico per la Chiesa del nostro tempo».

Il secondo giorno del pellegrinaggio è stato caratterizzato dalla visita della città di Mostar: simbolo del rinnovamento dopo la guerra e città dalla doppia anima, da un lato mostra i segni della devastazione, dall’altro mostra quelli della sua rinascita. Il parroco francescano di Terrasanta a Bordighera, padre Faustino, così sintetizza questa giornata: «dopo aver celebrato la santa messa è stato molto bello visitare lo Stari Most cioè il ponte vecchio: simbolo dell’unione e del dialogo tra l’oriente e l’occidente, tra musulmani e cristiani. Dopo il pranzo presso la bellissima sorgente di Blagaj siamo partiti per Medjugorje dove il Vescovo con alcuni altri sacerdoti, commossi da vedere tanta gente davanti ai confessionali, hanno iniziato a confessare mentre un’altra parte del gruppo è salita al Podboro insieme ad una guida locale per conoscere meglio la storia di questo luogo.» Un tempo di importante conoscenza per la situazione della Chiesa Cattolica in Bosnia è stato il pranzo di mercoledi scorso presso la Nunziatura in cui oltre al nunzio e il suo segretario mons. Trentadue, era presente anche il cardinale di Sarajevo, mons. Pulijc.

Don Sueli Fornoni, così traccia una sintesi di questo incontro: «La nunziatura apostolica ci ha riservato un’accoglienza veramente ecclesiale. il Nunzio ci ha testimoniato come nei tre anni del suo servizio in questo paese abbia potuto maturare la convinzione che si possa ricostruire la convivenza pacifica delle tre grandi religioni presenti. Il dialogo tra le religioni è ora più che mai importante per fare in modo che la minoranza cattolica (oggi circa il 12%) non si disperda e non emigri come spesso succede.»

L’ultimo momento del pellegrinaggio è stata la visita dell’istituto Egipat delle suore serve del bambino Gesù, un luogo di accoglienza di bambini orfani o con disagi famigliari molto forti. Oltre alle 7 suore ci sono 18 bambini che vanno dai 6 mesi ai 16 anni che all’interno di questo istituito possono crescere in un ambiente educativo e orientato a valori importanti. Don Martin Loza, così spiega questo incontro: «più che una sensazione è sta una conferma dell’amore di Dio: Dio manifesta il suo amore in coloro che sono piccoli, in coloro che si fanno piccoli; mi fa ricordare le parole di Madre Teresa di Calcutta quando dice che la santità è il dono di sé, e tutti siamo chiamati alla santità». Questo pellegrinaggio ha certamente raggiunto il suo scopo: un tempo prezioso di fraterna amicizia tra i “preti giovani” e la conoscenza arricchente di una chiesa locale dove la fede è messa a dura prova ma non smette di suscitare vocazioni e coraggiose testimonianze cristiane.