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Veglia Ecumenica

Abbattere il muro di separazione costruito dai nostri peccati per ritrovarci uniti sotto la Croce, segno di salvezza e di unione tra Dio e l’uomo. Questa l’immagine suggestiva che ha accompagnato la preghiera delle comunità cristiane durante la veglia ecumenica presso la concattedrale di San Siro a Sanremo nella serata di lunedì 23 gennaio. È stato il vicario generale della diocesi, monsignor Alvise Lanteri, a condurre la preghiera e introdurre le fraternità ecclesiali presenti: la chiesa evangelica valdese, la chiesa evangelica luterana in Italia, la comunità anglicana, la chiesa ortodossa russa, la chiesa ortodossa romena e la diocesi cattolica di Ventimiglia – San Remo. E ciascuno di questi gruppi si è fatto portavoce della denuncia contro il muro di peccato che ci impedisce di essere un’unica famiglia cristiana. Incoraggiata dalle parole dei propri sacerdoti e pastori ogni chiesa ha portato davanti all’altare un mattone con su scritto uno dei motivi di divisione per cui si è chiesto perdono a Dio e ai fratelli: la mancanza d’amore, l’odio e il disprezzo, le false accuse, la discriminazione, la persecuzione, la comunione spezzata, l’intolleranza, le guerre di religione, la divisione, l’abuso di potere, la chiusura, l’orgoglio e un ultimo mattone vuoto a significare cosa ciascuno può ancora aggiungere di propria colpa a questo lungo elenco di peccati che mira la preghiera sacerdotale di Gesù sull’unità dei suoi discepoli. Al termine della posa dei mattoni gli organizzatori della veglia hanno smontato il muro costruendo al suo posto una croce: davanti ad essa si è celebrata la liturgia della parola con gli interventi di alcuni ministri. Il pastore della chiesa luterana, Jakob Betz, che ha
ricordato la celebrazione dei 500 anni dell’avvio della Riforma da parte di Lutero e di come, grazie a Papa Francesco, dopo mezzo millennio si sia potuto insieme cominciare a meditare su quegli eventi in maniera ecumenica. Padre Sergio Mainoldi, della chiesa ortodossa russa, ha commentato il capitolo 36 di Ezechiele invitando a chiedere la grazia a Dio di saper cambiare il nostro cuore e di renderlo vivo e capace di amore, perdono e riconciliazione.
Padre Mihai Attila Claudiu, della chiesa romena, ha intonato il canto “Ti amo Signore, mia forza”.
Infine monsignor Antonio Suetta, vescovo di Ventimiglia, ha invitato a riflettere sulla parabola del Padre Misericordioso nel vangelo di Luca: il dramma dell’ostinazione del fratello maggiore che non si rende conto dell’abbondanza dei doni di Dio sempre rimessi a disposizione di chiunque intraprende la strada della conversione per cui non è mai troppo tardi.
Durante la veglia è stata eseguita una colletta il cui ricavato per desiderio comune di tutte le chiese partecipanti sarà destinato alle associazioni che a Ventimiglia si stanno prodigando per l’accoglienza ai profughi.
Le comunità presenti hanno elevato la preghiera dei fedeli con un membro per ogni chiesa si è avvicinato al cero pasquale per accendere una candela e portare agli altri la luce di Cristo che sconfigge le tenebre del peccato e della divisione.
La preghiera si è conclusa con la benedizione congiunta dei ministri e il loro saluto a tutti i partecipanti per significare il desiderio di comunione e riconciliazione.

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